Emilia Costi

Il balbuziente crede di poter risolvere il problema a modo suo, alcuni aspettando passivamente la soluzione, come se bastasse il tocco di una bacchetta magica, altri ancora, e questo è il mio caso personale, credono di poterlo risolvere senza esporsi, senza far trapelare le proprie emozioni, vivendo con la paura dell’ombra di se stessi e quindi non darsi modo di crescere internamente e di conseguenza di rafforzare il proprio linguaggio.

Nel gruppo esprimiamo le nostre emozioni. Far uscire l’autenticità di noi stessi costa molto tempo e fatica e pazienza, ma è soddisfacente e necessario per completare il proprio puzzle, evitando inutili fantasie distruttive, frustranti con perdita dell’autostima. Rivalutando le nostre capacità, accettando le nostre debolezze e i nostri bisogni ci si sente appagati interiormente.

A volte si confonde la balbuzie (che potrebbe avere chissà quali strane origini a noi sconosciute e non realmente dimostrabili), con problemi quotidiani che tutte le persone di questo mondo devono affrontare.

La società si prende gioco del balbuziente, infatti è rappresentato solo nell’aspetto comico. Dall’altra parte il balbuziente non “vuole” essere considerato così, e “vuole” dimostrare che non lo è. Così facendo non fa altro che rafforzare l’aspetto comico volendo sempre e solo dimostrare.   
E se noi facessimo il gioco contrario?

Non è meglio?

Giochiamo ad essere noi stessi, senza voler dimostrare ciò che nessuna sa.

Io sono……

Tu sei?